Nelle giornate di alta pressione di inizio inverno succede spesso: al mattino la pianura e i fondovalle sono avvolti dalla nebbia, mentre a 1.500 metri si cammina al sole con meno strati addosso. Il fenomeno si chiama inversione termica e cambia parecchio le scelte di chi va in montagna: dove fa freddo, com’è la neve, quanta visibilità c’è.
Cos’è l’inversione termica
Indice
In condizioni normali la temperatura diminuisce salendo di quota, in media di circa 6 °C ogni mille metri. Nell’inversione la regola si ribalta in uno strato dell’atmosfera: l’aria fredda, più pesante, si deposita nei punti bassi e sopra di lei si trova aria più mite. Il risultato è che il termometro del fondovalle può segnare meno di quello di una località più alta.

Quando si forma
Servono tre ingredienti: un anticiclone, cielo sereno e poco vento. Di notte il terreno si raffredda perché cede calore verso l’alto e l’aria a contatto con il suolo si raffredda a sua volta, scivolando verso le valli e le conche. Più le notti sono lunghe, più l’effetto si accentua: per questo è tipico di autunno e inverno e può durare diversi giorni, finché una perturbazione o un vento deciso non rimescolano l’aria.
Il segnale più evidente è il cosiddetto mare di nubi: uno strato di nebbia o di nubi basse con un limite netto sopra il quale c’è sole pieno.
Cosa cambia per chi va in montagna
- Temperature: la mattina il freddo più intenso è spesso al parcheggio o nel fondovalle in ombra, mentre salendo si trova aria più mite. Appena il sole cala, però, anche in quota la temperatura scende rapidamente.
- Neve: sui pendii esposti a sud, con sole e aria mite, il manto può trasformarsi già nelle ore centrali. Dove la neve resta all’ombra e nel freddo resta dura e gelata, soprattutto al mattino presto.
- Visibilità: sotto il mare di nubi la nebbia riduce la visibilità sulle strade di fondovalle. Meglio mettere in conto tempi di viaggio più lunghi.
- Previsioni: in presenza di inversione i valori medi servono meno. Lo zero termico e la quota neve descrivono la situazione generale, ma la differenza reale tra valle e quota può essere molto diversa.
Come accorgersene prima di partire
Alcuni indizi aiutano a capire se è in corso un’inversione:
- previsione di alta pressione con cielo sereno e vento debole in quota;
- nebbia o nubi basse in pianura e nei fondovalle nelle prime ore del giorno;
- temperature delle stazioni a quote diverse, che i bollettini regionali riportano: se la stazione più alta è più calda di quella a valle, l’inversione c’è;
- webcam di località a quote diverse, per vedere dove arriva il limite delle nubi.
Cosa portare e come regolarsi
Con l’inversione conviene vestirsi a strati e tenere nello zaino una giacca per le soste: il caldo apparente del pomeriggio in quota lascia presto spazio al freddo della sera. Per scegliere l’orario e la quota di un’uscita si può partire dalla nostra guida su come leggere previsioni, bollettino valanghe e mappe. Per chi si muove fuori pista, il bollettino valanghe resta il riferimento principale: sole e aria mite in quota possono cambiare la stabilità del manto, anche se a valle fa freddo.