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Scialpinismo

Scale di difficoltà dello scialpinismo: Blachère, Traynard, Volo e CAS

Come leggere le scale di difficoltà dello scialpinismo: Blachère (MS, BS, OS), Traynard (S1-S7), Volo (sci, esposizione, ingaggio) e la scala del Club Alpino Svizzero.

Scialpinismo sullo Hochkönig, in Austria
Foto: Harald Hofer / Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0

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Chi sceglie una gita di scialpinismo si trova davanti sigle come MS, S3, 3.2/E2 o PD, e non sempre sa che cosa misurano. In realtà le scale di difficoltà dello scialpinismo sono diverse, nate in epoche e Paesi diversi, che descrivono aspetti diversi dello stesso itinerario: la capacità richiesta allo sciatore, la pendenza della discesa, l’impegno complessivo della gita. Qui sono riassunte le quattro più usate, con i valori ufficiali, e il modo corretto di usarle.

Scialpinismo sullo Hochkönig, in Austria
Una gita di scialpinismo sullo Hochkönig, in Austria. Foto: Harald Hofer / Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0

Scale di difficoltà dello scialpinismo: una sigla non è una garanzia

Il grado di una gita è una valutazione fatta in condizioni standard, con buon tempo, buona visibilità e neve normale. Con neve ghiacciata, vento, nebbia o pericolo valanghe elevato lo stesso itinerario può diventare molto più impegnativo. Le scale servono a scegliere la meta in base alle proprie capacità, non a sostituire il giudizio sul posto. Prima di partire resta indispensabile leggere il bollettino valanghe AINEVA e portare con sé ARTVA, pala e sonda.

Scala Blachère: il livello dello sciatore

È la più semplice e la più datata. Fu proposta negli anni Quaranta dal francese Gérard Blachère e ha tre gradi, che indicano la bravura richiesta in discesa:

  • MS (medio sciatore): pendii facili, fino a 30°.
  • BS (buono sciatore): pendii fino a 40°, per tratti brevi e poco esposti.
  • OS (ottimo sciatore): pendii anche oltre i 40°, con passaggi obbligati ed esposti.

Una A finale (MSA, BSA, OSA) segnala difficoltà di tipo alpinistico, come tratti rocciosi o ghiacciai. Il limite della scala è la sua grossolanità: tre soli gradi non distinguono tra un pendio di 35° ampio e uno di 35° sopra un salto di roccia.

Scala Traynard: la ripidezza della discesa

Alla metà degli anni Settanta Philippe Traynard, professore all’Università di Grenoble ed ex presidente della Federazione francese della montagna e dell’arrampicata, ha proposto una scala a sei gradi dedicata alla sola discesa con gli sci:

  • S1: itinerario facile, senza particolari esigenze tecniche.
  • S2: pendii e valloni ampi, fino a 25°.
  • S3: pendii fino a 35°; serve una buona tecnica su ogni tipo di neve.
  • S4: pendii fino a 45° senza forte esposizione; tra 30° e 40° se l’esposizione è forte o i passaggi sono stretti. Richiede un’ottima tecnica.
  • S5: pendii tra 45° e 50° senza forte esposizione; già da 40° quando l’esposizione è forte.
  • S6: pendii oltre i 55° senza forte esposizione; da 50° con esposizione forte.

François Labande ha poi aggiunto il grado S7, per passaggi a 60° o più o per il superamento di fasce rocciose su terreno molto ripido o esposto. Per la salita e l’impegno complessivo si usano le sigle F (facile), PD (poco difficile), AD (abbastanza difficile), D (difficile), TD (molto difficile) ed ED (estremamente difficile), affinabili con un più o un meno. In modo approssimativo, F corrisponde a MS, PD a BS e AD a OS della scala Blachère.

Scala Volo (Toponeige): tre numeri per tre aspetti

È la più completa e viene dalle guide Volopress di Volodia Shahshahani, da cui il nome. Descrive la gita con tre elementi:

  • Sci, da 1 a 5, a sua volta suddiviso in livelli bassi, medi e alti (per esempio 3.2). Il livello 1 è il passaggio dallo sci di fondo escursionistico allo scialpinismo, con pendii sotto i 30°. Il livello 2 comprende pendii che raggiungono solo di rado i 35°. Il livello 3 è lo scialpinismo vero e proprio: pendii fino a 35° con brevi passaggi a 40-45°. Il livello 4 riguarda canali e pendii sostenuti, per oltre 200 metri, a 40-45°. Il livello 5 introduce lo sci ripido ed estremo: 45° per oltre 300 metri o 50° per oltre 100 metri.
  • Esposizione, da E1 a E4, in base a che cosa succede in caso di caduta. E1 comporta al massimo ferite; E4 significa che la caduta è mortale.
  • Ingaggio, da I a IV: basso, medio, elevato, molto elevato. Misura quanto è impegnativo l’ambiente nel complesso e quanta padronanza alpinistica serve.

La notazione completa si scrive, per esempio, I/3.2/E2 (ingaggio, sci, esposizione); nella forma abbreviata, 3.2/E2. Il vantaggio è che una gita ripida ma sicura (sci alto, esposizione bassa) si distingue da una meno ripida ma con salti sotto i piedi.

Scala del Club Alpino Svizzero (CAS-SAC)

È la scala del Club Alpino Svizzero, nell’edizione di settembre 2012. Usa le sigle della scala alpinistica, da F a EX, e considera inclinazione, esposizione in caso di caduta, topografia in salita e in discesa, passaggi obbligati, orientamento e possibilità di correggere un errore di percorso:

  • F: fino a 30°, nessun pericolo di scivolata, nessun passaggio obbligato in discesa.
  • PD: oltre 30°; scivolate brevi che finiscono in zone pianeggianti, brevi fasce rocciose aggirabili.
  • AD: oltre 35°; scivolate più lunghe ma ancora frenabili, brevi fasce rocciose non aggirabili, passaggi ripidi che richiedono buona padronanza degli sci.
  • D: oltre 40°; scivolate lunghe che a volte finiscono su rocce, con pericolo di morte; curve strette per sciatori esperti.
  • MD: terreno molto ripido per lunghi tratti, interrotto da fasce rocciose; discesa necessariamente in derapata o con salti.
  • ED: oltre 50°; esposizione estrema, pendii o canali senza possibilità di riposo.
  • EX: oltre 55°; a volte è necessaria la calata con corda.

I segni + e − indicano una difficoltà un poco superiore o inferiore (PD+, AD−). Le difficoltà alpinistiche, come i passaggi di arrampicata, vengono indicate a parte con la scala UIAA.

Come usarle per scegliere la gita

  1. Guarda più di una scala. Se la relazione riporta solo MS o BS, cerca la pendenza massima e l’esposizione in metri e gradi.
  2. Parti sotto il tuo livello. A inizio stagione, o con neve poco conosciuta, conviene scegliere un grado inferiore a quello che si riesce a sciare con la neve migliore.
  3. Considera la salita. Dislivello, quota e lunghezza pesano quanto la discesa. Una preparazione adeguata aiuta: vedi come allenarsi per lo scialpinismo.
  4. Se sei alle prime uscite, valuta di farti accompagnare da una guida o di seguire un corso; per capire se lo scialpinismo fa per te leggi le differenze con lo sci alpino e come leggere le condizioni della neve fresca.

Domande frequenti

Qual è la scala più usata in Italia?

Non esiste una scala unica e obbligatoria: le relazioni riportano sigle diverse (MS, BS, OS; F, PD, AD, D; S1-S6; scala Volo). Per questo conviene sempre cercare anche pendenza massima ed esposizione espresse in gradi e metri.

MSA, BSA e OSA che cosa significano?

La lettera A aggiunge alla scala Blachère le difficoltà alpinistiche, come rocce o ghiacciai da superare.

Una gita di grado basso è sempre sicura?

No. Il grado descrive il terreno in condizioni standard, non il pericolo di valanghe, che va valutato ogni giorno con il bollettino e con l’osservazione sul posto.

Fonti: voce «Scialpinismo» di Wikipedia (scale Blachère, Traynard e Volo); scala di difficoltà per escursioni scialpinistiche del Club Alpino Svizzero (edizione 2012).

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