Montagna

Morso di vipera: cosa fare e cosa non fare in escursione

Cosa fare se ti morde una vipera in montagna: chiamare il 112, immobilizzare l’arto, andare in ospedale. E gli errori da evitare, a partire dal laccio emostatico.

Giovane vipera comune (Vipera aspis) al sole in Toscana
Foto: Bouke ten Cate / Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0

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Se una vipera ti morde, la regola è semplice: stai calmo, immobilizza l’arto, chiama il 112 e raggiungi un ospedale. Il resto, dal laccio emostatico all’incisione della ferita, è un errore. Il morso di vipera in Italia è un evento raro e le complicazioni gravi lo sono ancora di più, ma la gestione corretta nei primi minuti fa la differenza. Le indicazioni qui sotto seguono il documento della Società Italiana di Tossicologia (SITOX) e del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS) del luglio 2020, redatto con la Commissione medica del Club Alpino Italiano.

Giovane vipera comune (Vipera aspis) al sole in Toscana
Una giovane vipera comune (Vipera aspis) che si scalda al sole in Toscana. Foto: Bouke ten Cate / Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0

Dove vive e quando morde

Sulle Alpi e sugli Appennini le specie più diffuse sono la vipera comune (Vipera aspis) e il marasso (Vipera berus), che si spinge a quote più alte. La vipera non cerca lo scontro: quando sente le vibrazioni dei passi tende ad allontanarsi. Il morso arriva quasi sempre quando la si calpesta o si infila una mano dove è nascosta, tra pietre, muretti a secco, cataste di legna ed erba alta. Per questo la prevenzione conta quanto il primo soccorso.

Morso di vipera: cosa fare subito dopo il morso

  1. Allontanati dal rettile e mantieni la calma. L’agitazione accelera il battito e peggiora il malessere. Non cercare di catturare o uccidere l’animale: rischi un secondo morso. Una foto scattata a distanza può aiutare i medici a riconoscere la specie.
  2. Chiama il 112 (numero unico di emergenza) e segui le indicazioni dell’operatore. Se in quota il telefono non prende, raggiungi appena possibile un punto con copertura o chiedi aiuto a chi è con te.
  3. Togli ciò che stringe: orologio, anelli, bracciali e indumenti attillati nella zona del morso, perché il gonfiore può aumentare in fretta.
  4. Disinfetta la ferita, se hai a disposizione un disinfettante, senza strofinare.
  5. Immobilizza l’arto colpito. Ogni contrazione muscolare aumenta il flusso di sangue e favorisce la diffusione del veleno. Un braccio si può sostenere al collo con un foulard o una sciarpa. Se il morso è a una gamba, la persona non deve camminare, nemmeno sorretta: i soccorritori la raggiungono o la trasportano.
  6. Applica un impacco fresco per poco tempo, mai gelido e mai a diretto contatto con la pelle.
  7. Vai in ospedale. Anche se i sintomi sembrano lievi, la valutazione medica è necessaria: il quadro clinico si sviluppa nell’arco di alcune ore, quindi c’è il tempo di arrivare in una struttura attrezzata, purché lo si faccia subito.

Cosa non fare

  • Niente laccio emostatico né bendaggi stretti. Sono controindicati, anche se improvvisati con una cinghia o una benda: possono peggiorare il danno ai tessuti. È un’indicazione superata che circolava anche nelle guide di qualche anno fa.
  • Non incidere la ferita. Non serve a eliminare il veleno e aumenta il rischio di infezioni e lesioni.
  • Non succhiare il veleno con la bocca, né con ventose o estrattori: non sembrano efficaci e possono aggravare le lesioni.
  • Non assumere farmaci di propria iniziativa e non somministrare alcolici.
  • Non perdere tempo con rimedi casalinghi o attese: la priorità è l’ospedale.

Quali sintomi aspettarsi

Entro pochi minuti compaiono gonfiore, arrossamento, dolore e lividi nella zona del morso, dove spesso si notano due piccole punture ravvicinate (non sempre visibili). Dopo un intervallo variabile possono aggiungersi agitazione, malessere, nausea, vomito, dolori addominali e diarrea; la paura può peggiorare il quadro. Le forme gravi sono rare e comprendono sofferenza di organi, alterazioni della coagulazione e, nelle persone allergiche, reazioni anafilattiche. Per questo in ospedale si resta in osservazione, con controlli clinici e prelievi di laboratorio.

Il siero antivipera

Non si porta nello zaino e non si usa sul posto. L’antidoto viene somministrato per via endovenosa in ospedale, solo se l’evoluzione clinica lo richiede. Il vecchio siero è stato ritirato dal commercio ed è stato sostituito da un prodotto a base di frammenti anticorpali, disponibile tramite i Centri antiveleni; lo ha ricordato nel marzo 2026 l’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona, che ha gestito il caso di una bambina morsa a una mano, dimessa il giorno dopo senza bisogno dell’antidoto.

Come ridurre il rischio in escursione

  • Indossa pantaloni lunghi e scarponi o scarpe da trekking alte alla caviglia nei tratti con sassi ed erba alta, non sandali (vedi la nostra guida alle scarpe da trekking).
  • Usa i bastoncini da trekking: i colpi sul terreno segnalano la tua presenza.
  • Guarda dove appoggi mani e piedi, soprattutto tra pietre, muretti a secco e cataste di legna; non sollevare sassi a mani nude.
  • Nelle ore fresche del mattino le vipere si scaldano al sole su sentieri e massi: fai più attenzione.
  • Se ne incontri una, fermati e lasciale spazio: si allontana da sola. Non toccarla, anche se sembra morta.
  • Porta con te il telefono carico e, in zone isolate, comunica l’itinerario a qualcuno (vedi come preparare lo zaino).

Domande frequenti

Il morso di vipera è mortale?

I casi gravi sono rari e, con una corretta assistenza in ospedale, la grande maggioranza dei morsi ha un decorso favorevole. Resta comunque un’emergenza da valutare sempre in ospedale.

Posso usare il laccio emostatico?

No. Il documento SITOX-CNSAS indica il laccio emostatico e i bendaggi compressivi come controindicati.

Dopo quanto compaiono i sintomi?

Gonfiore e dolore locali arrivano entro pochi minuti; i sintomi generali possono comparire più tardi, nell’arco di alcune ore.

Fonti: comunicato SITOX e CNSAS sul morso di vipera (luglio 2020); comunicato dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona (17 marzo 2026). Questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce il parere di un medico.

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