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Le scarpe da trekking donna giuste non dipendono dalla marca ma dal piede che le indossa. Le donne hanno in media un tallone più stretto, un collo del piede più basso e un volume diverso rispetto agli uomini, ed è per questo che i modelli donna non sono solo una versione in rosa dei maschili. Con qualche criterio semplice puoi evitare vesciche, unghie nere e l’acquisto di una scarpa che resta in armadio.

Scarpe da trekking donna: prima di tutto il tipo di escursioni
Indice
- Passeggiate e sentieri facili: basta una scarpa bassa, flessibile e leggera, simile a una scarpa da trail.
- Escursioni di una giornata in montagna: serve una scarpa media (caviglia coperta) con suola più rigida e buona aderenza.
- Trekking con zaino pesante o terreno accidentato: meglio una scarpa alta e robusta, con tomaia rinforzata e suola più rigida.
Altezza della tomaia
Le scarpe basse sono leggere e rapide, adatte a chi ha caviglie forti e porta poco peso. Le medie proteggono dalle storte e dal fango. Le alte sostengono la caviglia con zaino pesante o su terreno irregolare, ma sono più calde e meno agili. Contrariamente a quanto si pensa, la caviglia alta non evita la storta da sola: conta di più la rigidità complessiva della scarpa e la tua forza muscolare.
Membrana impermeabile: serve sempre?
Una membrana come il Gore-Tex mantiene il piede asciutto con pioggia e fango, ma riduce la traspirazione. Nelle escursioni estive in climi caldi una scarpa senza membrana asciuga più in fretta; con la neve o la pioggia frequente la membrana è utile. Se cammini soprattutto d’estate sotto i 2.000 metri, puoi farne a meno.
Suola e tomaia
- Suola: cerca tasselli ben definiti e una mescola che tenga su roccia bagnata. Le suole più rigide sono adatte ai carichi pesanti e al terreno tecnico, quelle flessibili alle camminate veloci.
- Tomaia: la pelle scamosciata e il nabuk durano a lungo, i tessuti sintetici sono più leggeri e asciugano prima.
- Rinforzi: la protezione sulla punta e sul tallone evita che la scarpa si rovini al primo urto.
Come provarle
- Vai nel pomeriggio, quando il piede è un po’ gonfio dopo il cammino.
- Porta le calze che userai davvero, di tipo tecnico.
- Allaccia la scarpa e fai qualche passo su una rampa o una pedana inclinata: in discesa il dito non deve toccare la punta.
- Il tallone deve restare fermo in salita; un leggero movimento è normale, uno scivolamento no.
- Lascia circa un centimetro libero davanti al dito più lungo.
Allacciatura: due trucchi che fanno la differenza
- Tallone che scivola: usa l’ultimo occhiello (quello alto) per fare un doppio nodo di blocco.
- Dita che battono in discesa: stringi bene il collo del piede e lascia più morbido l’avampiede.
Come evitare vesciche
Rompi le scarpe nuove con camminate brevi prima di un trekking lungo. Usa calze senza cuciture interne, in lana merino o fibre sintetiche, e cambiale se si bagnano. Ai primi segni di sfregamento fermati e applica un cerotto per vesciche: aspettare peggiora la situazione.
Manutenzione
Dopo l’uscita rimuovi fango e sassolini, lascia asciugare le scarpe a temperatura ambiente senza fonti di calore e togli i plantari. Ogni tanto applica un impregnante adatto al materiale della tomaia.
Domande frequenti
Meglio prendere una misura in più?
Spesso mezza misura in più rispetto alle scarpe da città, perché il piede si espande durante il cammino. La scarpa non deve comunque ballare.
Quanto durano le scarpe da trekking?
Dipende dall’uso. Con escursioni regolari una scarpa di qualità resiste per diversi anni, ma la suola e l’intersuola si usurano: se la gomma è consumata o l’ammortizzazione è schiacciata, è ora di cambiarla.
Servono i plantari?
Solo se hai un appoggio particolare o problemi posturali. Un plantare sbagliato peggiora la situazione: chiedi consiglio a un podologo.
Se stai preparando un trekking leggi anche la guida ai bastoncini, quella allo zaino per più giorni e l’elenco dei migliori sentieri delle Dolomiti.
Per la pratica vedi la scheda di Wikipedia sull’escursionismo.